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OMAGGIO AL 25 APRILE

 
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di Nicola Carrara


Negli interventi di insediamento dei nuovi Presidenti delle Camere è rieccheggiato il richiamo alla difesa dei valori cristiani.

Trovo ambiguo questo concetto,in particolare quando espresso da uomini pubblici, per una ragione semplice: credo che i valori cristiani, in ogni ambito del sociale, non debbano essere difesi bensì vissuti e praticati.

Anche l’omaggio al Papa, operato da Fini, risuona come atteggiamento teso a cercare benevolenza tra le gerarchie ecclesiastiche.

L’azione politica di governo espressa dal movimento dei cattolici in politica e dai suoi uomini più rappresentativi è stata condotta nell’ambito di una cornice culturale laica che distingueva i piani di intervento dello Stato e della Religione.

In questi ultimi anni, con il venir meno di questa preziosa tradizione politica, i piani si sono un po’ confusi: le sfere ecclesiastiche hanno assunto un rilievo "politico" ed i politici hanno sacrificato l’autonomia a causa di un deficit culturale; la ragione sta in un paradosso unico al mondo che non smetterò mai di evidenziare: le culture politiche sconfitte dalla storia (comunismo e fascismo) si sono viste premiate in Italia. Il risultato è che gli uomini che rappresentano gli eredi di queste culture agiscono in base ai caratteri di fondo di quelle tradizioni: il trasformismo e l’opportunismo.

Ecco spiegata la necessità di rendere omaggio al 25 Aprile e di chiedere il superamento dell’odio.

Noi democristiani non abbiamo mai vissuto dentro la logica dell’odio: mi assale un’inquietudine al pensiero che si senta la necessità di porre fine ad un sentimento che nessuno di noi ha mai vissuto.

L’omaggio al 25 aprile invece è un’altra conferma che noi eravamo dalla parte del giusto; allora mi pongo di nuovo una domanda: perché coloro che hanno sbagliato scelte, opzioni e che devono continuamente riconoscere questi errori vengono premiati ed assurgono alle più alte cariche dello Stato?

Pubblicato il 2/5/2008 alle 11.51 nella rubrica Diario.

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