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Tarcisio Merati, Senza titolo


A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnino nella loro intierezza gli ideali di giustizia e libertà.
 

Luigi Sturzo, Appello ai liberi e forti



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ECONOMIA
5 marzo 2006
Tanti padri per un amaro bilancio

La stagnazione rimane e il rialzo dei tassi ha già fatto peggiorare i conti pubblici

di Enrico Cisnetto



    Zero spaccato, come si usava una volta a scuola. L’economia italiana non ha fatto i compiti e si becca il voto peggiore nella materia più importante, la crescita del prodotto interno lordo. Il risultato era atteso, anche se molti speravano che quello zero tondo fosse un po’ attenuato da almeno un decimale, ma vederlo confermato mentre le altre principali realtà economiche internazionali hanno ben diversi risultati (Cina 9,5%, Usa 3,5%, Spagna 3,4%, Regno Unito 1,8%, Germania 0,9%) e dopo che si è inutilmente farfugliato di ripresa e ripresina, francamente non è piacevole. Il nostro Paese resta incagliato nelle sabbie di una stagnazione che è ormai diventata permanente, e dalla quale sarà difficile uscire anche per quest’anno. Né i due punti decimali guadagnati nel rapporto deficit-pil (4,1% anzichè il preventivato 4,3%), pur essendo sempre meglio di niente, sono sufficienti a darci serenità. Sia perchè ci siamo mangiati più della metà (dall’1,3% allo 0,5%) del già ridotto (era al 3,2% nel 2001) avanzo primario, cioè la differenza nel bilancio dello Stato tra entrate e uscite al netto degli interessi, sia perchè ora che i tassi hanno ripreso a salire il fabbisogno nel primo bimestre di quest’anno è più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2005 (da 4,5 a 10 miliardi), segnalandoci che la finanza pubblica andrà ancora peggio. 
[continua] 





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politica estera
5 marzo 2006
In mano agli Islamici

di Magdi Allam



    Povero Calderoli! Ora che lo stesso Gheddafi ha detto che le vignette blasfeme su Maometto non c’entrano niente e che l’assalto al consolato italiano a Bengasi è una reazione al mancato indennizzo per i danni coloniali, Berlusconi dovrebbe riconsiderare la decisione di dimetterlo. Paradossi. In ogni caso ora sappiamo che l’Italia, qualunque cosa faccia, è stata prescelta come vittima sacrificale sull’altare di una consacrazione storica.
[continua]





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ECONOMIA
5 marzo 2006
Niente mercato, siamo europei

Febbre protezionista: economie a rischio

di Francesco Giavazzi



    In un’Europa che non cresce tutto è più incerto, a cominciare dal lavoro. I «posti» di una volta non ci sono più, i lavori che si trovano durano 6, 12 mesi al massimo. L’ansia del domani colpisce soprattutto i giovani: non bastano bonus bebè e asili nido per convincerli a formare una famiglia. In un’economia che ristagna ogni novità fa paura. L’Europa non cresce, ma ci impone di liberalizzare i mercati, abbattere le barriere, eliminare le protezioni dei molti settori che vivono al riparo dalla concorrenza: non è sorprendente che i cittadini non capiscano e chiedano di essere difesi dagli effetti di questa ventata di liberismo. Il voto di francesi e olandesi contro la nuova Costituzione è stato anche un voto contro un’Europa che ci chiede di non aver paura del cambiamento ma poi non riesce a dare una prospettiva a 14 milioni di disoccupati. Anziché avere il coraggio di affrontare le vere cause del ristagno, i governi cercano di rassicurare gli elettori. Hanno evirato la direttiva Bolkestein che liberalizzava i servizi escludendone medici, notai, la finanza, i servizi sociali. [continua]





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politica interna
11 febbraio 2006
Centro per il 19% degli italiani



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