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Tarcisio Merati, Senza titolo


A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnino nella loro intierezza gli ideali di giustizia e libertà.
 

Luigi Sturzo, Appello ai liberi e forti



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politica estera
17 settembre 2007
La situazione in Palestina

di Nicola Carrara



Il degrado della situazione politico-economica in Palestina non si arresta. Lo scontro tra Hamas e Fatah ha prodotto una spaccatura territoriale tra la striscia di Gaza (controllata Hamas) e la Cisgiordania (controllata da Fatah). Due governi per un solo popolo.

Rimango convinto che il conflitto israelo-palestinese sia una delle cause profonde dell’instabilità di tutto il Vicino Oriente.

Le condizioni di vita dei palestinesi sono peggiori di quelle di alcuni anni fa. La situazione nei campi profughi è esplosiva per il degrado crescente.

Io credo che questo triste scenario metta in evidenza gli errori nelle scelte adottate dalle potenze mondiali, ed in particolare la miopia dell’azione degli Stati Uniti. L’Europa invece non è stata in grado di sviluppare una linea di politica nel Vicino Oriente che risponda agli interessi della sicurezza nel bacino del Mediterraneo.

L’isolamento fisico e la conseguente morte di Arafat hanno eliminato l’unica figura pubblica in cui una buona parte dei palestinesi si riconosceva.

Le scelte unilaterali di Israele di abbandonare alcuni insediamenti di colonie non hanno migliorato le relazioni tra i due stati.

E’ in corso oramai una strisciante guerra civile dalla quale i destini di milioni di palestinesi appaiono incerti.

Ritengo che ora sia necessario uno sforzo vero e sincero di tutte le potenze mondiali per definire un percorso di pace infrapalestinese e israeliano-palestinese.

In particolare l’Unione Europea è chiamata ad esercitare un’azione di persuasione per prospettive di pace e sicurezza nell’area.




permalink | inviato da liberieforti il 17/9/2007 alle 20:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica estera
5 maggio 2006
Anniversario della morte di Bobby Sands

di Nicola Carrara



    
Ieri ricorreva il venticinquesimo anniversario della morte di Bobby Sands.
    Nel frattempo l’IRA ha deposto le armi e l’Irlanda del Nord può guardare ad un futuro di pace per i suoi cittadini.
    Io nel 1981 avevo quindici anni e ricordo quel dramma di cui quotidianamente davano conto i giornali ed i telegiornali.
     Il giovane Sands, detenuto dell’IRA, fece la scelta dello sciopero della fame per chiedere al premier britannico Margaret Thacher il ripristino dello “status di prigioniero politico” la cui abolizione aveva equiparato i detenuti dell’IRA ai criminali comuni. Altri nove detenuti rifiutarono il cibo fino alla morte.
    Inutile fu la loro morte perché il governo di Londra non accolse nessuna delle richieste dei prigionieri.
    Bobby Sands, eletto qualche giorno prima al Parlamento dell’Ulster, morì a 27 anni dopo 66 giorni di digiuno.
    Successivamente seguirono ancora anni di sangue e di violenze nell’Irlanda del Nord. Ora il dialogo tra le parti in guerra ha fatto molti progressi e la speranza di un avvenire di pace sembra concretizzarsi.
     Le morti di quei giovani detenuti devono essere commemorate perché probabilmente costituirono le lontane “premesse” del dialogo e del futuro di pace per il popolo dell’Irlanda del Nord.





permalink | inviato da il 5/5/2006 alle 18:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
politica interna
1 maggio 2006
Giro di nomine

Come ai tempi di Leopardi vince l’oligarchia

di Giuseppe De Rita



da: Corriere della Sera, 28 aprile 2006

   
Tutto anche nelle vicende più pedestri, ha valore di simbolo. Ad esempio, nella frequentatissima elezione delle più alte cariche dello Stato, è significativo che si sia rinunciato a cercare personaggi a forte carica simbolica ma il risultato è stato di altrettanto valore simbolico: stravince la logica stretta del ceto politico e della carriera riservata ai suoi maggiori esponenti. E’ la vittoria del “ceto”, aggregazione sociale, più che semplificata. Già Leopardi nel 1824 lamentava che l’Italia vivesse di “società strette”, chiusi in interessi limitati e quasi omertosi; e non avesse invece “società larghe”capaci di un respiro ampio, aperto al confrontarsi con la realtà. Poi, nei decenni e secoli successivi, il nostro Paese ha potuto avere anche “società larghe” (si pensi solo al grande sindacato, ai partiti di massa, all’associazionismo imprenditoriale ecc.) ed attraverso la loro esperienza ha visto crescere una democrazia non perfetta ma ampiamente partecipata. E le dinamiche istituzionali, tradizionalmente vocate al giuoco stretto, hanno potuto respirar largo: ultimo esempio la presidenza Ciampi, ma anche su qualche gradino inferiore abbiamo visto transitare persone non propriamente elitarie, ma significative di una mobilità socio-politica non ingessata.
   Oggi torniamo a tentazioni di logica stretta, specialmente a livello politico istituzionale. La politica, che pure deve tanto alla dialettica anche conflittuale fra le logiche larghe (di classe, di movimenti, di partiti di massa) si rannicchia nella logica di ceto, dove poche decine di leader, blindandosi in una dinamica a loro riservata, ritengono naturale far coincidere gli interessi di ceto con le istituzioni, cosa che non era successa nei decenni precedenti. Così avviene che sia il ceto politico a condurre la dialettica istituzionale; che sia la sua oligarchia a “nominare” il Parlamento attraverso liste bloccate da essa stessa determinata; e che sia la strettissima elite di ceto che designi le alte cariche istituzionali, rigorosamente riservandole ai propri componenti.
    Certo è banale qualunquismo dire che l’elettorato non ama l’egoismo dei politici in materia di poltrone. Ma non è qualunquistico dire che l’annuncio simbolico enunciato in questi giorni è molto pericoloso: degrada ulteriormente il rapporto fra politica e gente comune, e ancor più induce in tentazione altri settori della vita socio-politica, spingendoli a voglie, logiche, poteri di ceto. Ne vediamo le avvisaglie nella crescente autoreferenzialità del ceto giornalistico e di quello giudiziario; ed è una tendenza non confortante, che fa quasi rimpiangere la dinamica conflittuale fra classi, partiti, movimenti: non ci si respirava l’aria viziata di ogni società stretta.





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politica interna
30 aprile 2006
Chernobyl: la verità vent'anni dopo

di Lanfranco Betelli



da: Voci dalminesi

   
Il 26 aprile 1986 avvenne il più grave incidente della storia dell’industria nucleare al reattore numero 4 della centrale di produzione di energia elettrica di Chernobyl, città dell’Ucraina. A pochi giorni dalla commemorazione del ventennale di quel disastro facciamo il punto sulle reali conseguenze dell’incidente. Quali sono state le conseguenze sulla salute della popolazione interessata, le implicazioni per l’ambiente, la società e l’economia dei Paesi colpiti più direttamente dall’incidente. [leggi tutto]





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politica estera
18 aprile 2006
Modelli nordici e affini (ovvero, la nascita della Scandarabia e della Repubblica Islamica dei Paesi Bassi)

di Gianluca Iodice

   
Qualche nota multikulti, così, per non stare in silenzio troppo a lungo. Soprattutto per avvisare la sinistra italiana, che propone di passare dallo ius sanguinis allo ius solis. [leggi tutto]





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politica interna
18 aprile 2006
Islam immigrato (e disintegrato)

di Gianluca Iodice

   
Le ‘fiamme multiculturali’ dei mesi scorsi, appiccate nelle banlieus parigine ed estesesi ad altre metropoli europee, sono state l’emblema della caduta del velo di ipocrisie e illusioni del progressismo quanto a immigrazione e integrazione.
    Non era bastato l’omicidio di Theo Van Gogh consumatosi nella ‘Repubblica Islamica dei Paesi Bassi’, dalla quale nel 2004 sono letteralmente fuggiti 40000 olandesi terrorizzati dal pericolo fondamentalista. [leggi tutto]





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politica estera
5 marzo 2006
Il paese degli allocchi

di Gianluca Iodice

   
E’ un fatto irritante, ma dovevamo aspettarcelo, nonostante tutto. Dopo il mantra sulla libertà d’espressione, sul cuore dell’Occidente da non strozzare colla scusa di non ledere l’animo sensibile dell’Islam globale (nel senso che ce l’hai sotto casa), ci siamo caduti come un paese d’allocchi. [continua]





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politica interna
25 febbraio 2006
Sanità in Lombardia

di Nicola Carrara

   
Oggi l’Assessore alla Sanità della Regione Lombardia ha rilasciato un’intervista al quotidiano L’Eco di Bergamo annunciando alcune novità nell’organizzazione ospedaliera e sanitaria.
    Nei giorni scorsi si è tenuto a Milano un convegno di Forza Italia sul tema dell’organizzazione ospedaliera e tra le altre tematiche affrontate è emersa la forte preoccupazione relativa all’alto numero di accessi impropri ai Pronto Soccorso. Maggior coinvolgimento dei medici di base e valorizzazione della Guardia Medica sono considerate le misure più efficaci fronteggiare l’urgenza.
    La sanità lombarda dopo l’entrata in vigore della legge n. 31 del 1997 si ripensa ed abbandona il forte atteggiamento ideologico che ispirava la medesima legge.
    Un recente studio del CENSIS ha evidenziato che le lunghe liste d’attesa rappresentano la criticità più delicata del sistema sanitario nazionale e quindi anche regionale.
    Per quanto riguarda la Lombardia uno degli elementi di maggior debolezza della riforma disegnata dalla legge 31 sopraccitata è la cosiddetta ospedalizzazione della sanità, ovvero la centralità dell’ospedale nell’organizzazione dei servizi sanitari. 
    La scarsa attenzione al territorio (i distretti e la medicina specialistica), al servizio di Guardia Medica, al ruolo ed alla funzione dei medici di base, all’impoverimento della pediatria territoriale: questi sono alcuni dei fenomeni che hanno indebolito la risposta del sistema sanitario ai bisogni dei cittadini.
    L’Assessore Cè traccia un primo bilancio della riforma lombarda ed ipotizza alcune modifiche. Maggior coinvolgimento degli enti locali nella definizione della politica sanitaria, potenziamento della prevenzione e della riabilitazione sono alcune idee che lo stesso Assessore vorrebbe sviluppare in un confronto con tutti gli operatori del settore. 
    Anche noi saremo attori in questo confronto nella speranza che quanto annunciato non rimanga solo un auspicio.





permalink | inviato da il 25/2/2006 alle 15:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica interna
18 febbraio 2006
La battaglia per il voto cattolico. Le grandi manovre di Rutelli e l’operazione teocon di Pera

di Mario Sechi



   
L’unità politica dei cattolici è finita, ma l’impegno dei cattolici in politica continua. È un dato lapalissiano, ma l’Italia è la sede del Papato, la culla di Santa Madre Chiesa e Benedetto XVI, dopo quanto accaduto in Spagna con Zapatero, considera il nostro Paese come un baluardo da difendere contro il relativismo. È per questo che gli orientamenti della Chiesa e dell’elettorato cattolico sono monitorati con grande attenzione da entrambi gli schieramenti. Le grandi manovre oltre Tevere sono in corso da tempo e se è vero che la Chiesa non è sugli spalti a fare il tifo per alcun partito, è altrettanto certo che dal soglio di Pietro la battaglia sui valori non farà nessun passo indietro, semmai avanti. [continua]





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politica interna
18 febbraio 2006
Il leaderismo-cappio

di Harry



   
L’usanza ormai troppo diffusa di porre il nome del leader nel simbolo del partito rischia di denunciare, non solo anche se soprattutto nel centrodestra, una tendenza che, proprio negli anni del tramonto del «berlusconismo», si pensava superata: quella del «leaderismo». Tendenza che, se non sarà bloccata, produrrà sconquassi di lungo termine all’indomani della sconfitta elettorale. [continua]





permalink | inviato da il 18/2/2006 alle 15:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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